La danza del velo


La mia colonna sonora

Titolo: Bloom

Autore: The Paper Kites


Vedo veli che coprono il capo e tuniche lunghe fino ai piedi.

In Giordania è un continuo alternarsi di colori accesi, tonalità più scure e fantasie di fiori pronti a sbocciare. Fluttuano al vento, ondeggiano sinuosamente e seguono il passo veloce delle donne che li indossano senza indugi.

Mai una piega o uno spillo che cede, mostrando una parte che dovrebbe essere nascosta. E’ come se fossero stati addestrati a rimanere sempre perfetti. Nonostante il caldo è tutto omogeneo, dalle braccia ai piedi.

Non riesco a incrociare gli sguardi di queste donne e non vorrei farlo, mi sembrerebbe d’invadere uno spazio in cui non mi è consentito entrare. Sono concentrate sul loro mondo a testa alta, chiacchierando fra loro con una classe invidiabile tra l’eleganza e la sicurezza. Mai un segno di cedimento, mai un kajal sbavato.

L’impatto è questo: donne celate dietro una veste che invece di annullarle le arricchisce.

C’è chi si copre completamente dedicando la parte più intima solo a momenti privati, chi al contrario quel velo lo porta solo in capo, lasciando libero sfogo a vestiti occidentali. Jeans, pantaloni, magliette a maniche lunghe mai troppo scollate o attillate. Segnare il corpo qui non è un segno di apprezzamento, ma provocazione.

Cerco un disagio che in realtà non c’è.

Sono io, al contrario, che mi ritrovo a tastare i vestiti controllando che tutto sia a posto e coperto. Di provocante non ho proprio nulla e non trovo niente di offensivo, a parer mio.

“Ma tutto questo non limita la libertà?”

Mi ritrovo a fare domande sospese da tempo, aspettando risposte concrete. Se si prova per un istante a guardare la scena dall’esterno, cercando di cacciare credenze e giudizi, ci si accorge che la prospettiva cambia.

Apro la mente per vedere una realtà assai diversa e lontana da quello che vogliono far passare. Perché è vero, siamo assuefatti da quello che ascoltiamo, perennemente. Inesorabilmente bombardati che, come spugne, processiamo tutti gli input senza porci domande.

E così mi trovo ad ascoltare.

Sento in lontananza il richiamo alla preghiera, così musicale e affascinante. Mi dicono che è lì il vero perché, in un qualcuno che è al di sopra di ogni giudizio, che è capace di vedere, sempre e ovunque. La risposta mi spiazza per il tempo necessario a comprendere l’errore.

Ho capito che quel disagio che cerco negli altri è solo nella mia mente.

Coprirmi per me è una limitazione alla libertà, per loro lo è scoprirsi. Ironico messo così: siamo schiavi della nostra libertà. C’è una ragione profonda che abbraccia una cultura religiosa rispettosa e radicata. Non mostrarsi in pubblico diventa un gesto di rispetto che non merita di essere liquidato come una semplice imposizione. Almeno qui, nella maggioranza dei casi. E’ un’urgenza che sentono dal profondo per non alimentare un’offesa di cui non si vogliono sentire responsabili. Non è un freno al proprio essere ma un avvicinamento a ciò che c’è di più puro.

E non ha necessità di essere capito, interpretato o addirittura condiviso. Accettare e conoscere altre culture non vuol dire sposarne ineluttabilmente usi e costumi. Ognuno è figlio del proprio tempo e della propria educazione.

Ho realizzato più che mai che gli ultimi anni hanno influenzato e modificato alcuni dei punti di vista sul mondo. Ma più di tutto che disinformazione e ignoranza alimentano pericolosamente i pregiudizi. Diventa più facile e inevitabile giudicare l’ignoto a partire da quello che si conosce.

A volte, però, sarebbe meglio pensarci due volte.

Ho interpretato solo dopo quella sensazione che avevo addosso: era un senso di estraneità, un’irrequietezza sul giudicare con la mia cultura. Perché ci sono luoghi e tempi dove una spalla scoperta non è semplicemente una spalla scoperta.

Eppure il disagio è un passaggio indispensabile per avere risposte a domande che arricchiscono e sorprendono nella bellezza della diversità. Siamo mondi diversi sotto uno stesso cielo, in cerca di un’identità capace di realizzarci. In fondo, è sempre questione di punti di vista.


26 pensieri su “La danza del velo

  1. Francesco il ha detto:

    La danza del velo…titolo fantastico, vorrei averlo pensato io!

    Vedo che il kajal ritorna nei tuoi scritti e nella tua memoria

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Fra, ogni tanto ho delle illuminazioni sui titoli! 😀
      Per quanto riguarda il kajal.. è una lotta impari! 😀

  2. Il tuo modo di raccontare è unico.
    Sai, io tempo fa ho provato a scrivere qualcosa su questo tema. Il risultato? Meglio evitare…
    Invece tu riesci a scrivere di veli, donne, kajal e abiti extracoprenti con una delicatezza unica, come se parlassi di cosa hai mangiato ieri.
    Non è da tutti tesoro mio.
    Signorinella, lei ha un gran talento <3
    Lo sfrutti!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Grazie. Come ti avevo detto era un po’ che lo stavo pensando e scrivendo. Volevo passasse il messaggio giusto, volevo riportare a parole un po’ del fascino che ho visto e le parole che ho sentito.
      Grazie Manu!

  3. Le tue parole danzano, proprio come i veli dei quali parli. Sono morbide, non graffiano e sono tutte tremendamente al loro posto. L’intento l’hai raggiunto perché leggendoti mi ci sono ritrovata. Anche io mi sono sentita così ed è incredibile quanto io trovi più sensuali quelle donne dietro ai veli paragonandole al mio solito modo di vestire :)

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Mi sono ispirata al momento “libertina” e alle nostre facce mentre ascoltavamo le parole di Sufyan. Sono contenta di essere riuscita a farti ritrovare nelle mie parole. Grazie Stefi! :)

  4. Sei davvero meravigliosa quando racconti.
    Le tue parole, i tuoi pensieri sono poesia pura. Brava Lucy <3

  5. Sono rapita dalle tue parole, così delicate come i veli che coprono i capi o i corpi delle donne giordane.
    E’ un bel messaggio di rispetto,il tuo. Rispettare gli altri, le loro scelte, per essere rispettati a nostra volta: ecco quello in cui credo. Grazie Lucia.

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Esatto. Ci credo molto anche io. Naturalmente ci sono molte sfumature in ogni situazione, ma prima di tutto bisognerebbe guardare una cultura con rispetto. Grazie a te Paoletta!

  6. Io ogni volta che ti leggo penso “e ora cosa le scrivo nei commenti senza sfigurare?”. Beh, ci rinuncio perché sfigurerei in ogni caso. Tu sei nata per scrivere e il modo in cui affronti un argomento così delicato è semplicemente magico.
    Sei unica lucy del mio cuore.
    :*

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      😀 Grazie. Ti svelo un segreto: anche io penso la stessa cosa quando leggo i commenti lasciati su questa pagina.

      Sei uno splendore! Grazie.

  7. Meravigliosa Lucia. Hai toccato un tasto che mi sta molto a cuore, ma non ho mai provato a scriverne perché non sarei cosi brava ad esprimere quello che penso. Sono donne cariche di fascino e sensualità, anche con strati di stoffa addosso, e dovremmo imparare a non giudicare la loro scelta, quando di scelta si tratta, di indossare un qualcosa – il velo – che le fa sentire bene.

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Penso che la maggiore difficoltà sia considerare una cultura lasciando un attimo da parte la propria. E’ più facile, come ho scritto, “giudicare l’ignoto a partire da quello che si conosce”.
      Ognuno è libero di mostrarsi come desidera, nell’educazione che conosce e che condivide. Come ognuno è libero di distaccarsi da questa quando non ci si sente più in sintonia.

  8. Un post molto particolare il tuo, perché affronti una questione in parte “spinosa” da una prospettiva insolita, piena di rispetto ed apertura… Io non saprei pronunciarmi in merito. Ho sempre creduto che a ciascuno le sue battaglie, che non devono mai essere imposte (o fatte scivolare dall’alto), non avrebbe senso. Dunque alle donne arabe grande rispetto e che scelgano quando e come cambiare se lo sentono necessario. Resta però il fatto che gli anni ’70 e ’80 hanno visto popoli interi lasciare il velo, per poi riprenderlo 20 anni più tardi, quando la scelta laica si è fatta nuovamente prevaricare da quella religiosa. Poi, ma questa è una considerazione ancora più personale, trovo troppo stridente quando a Londra e Vienna ti trovi gruppi di arabi in cui le donne sono in total burka e gli uomini sono vestiti alla occidentale sfoggiando inoltre Rayban, patacconi rolex e via dicendo. Infine ho avuto tante amiche musulmane che si liberavano volentieri del velo in occidente per riprenderlo, con qualche rimpianto, quando tornavano a casa. Non mi fraintendere, spero che non passi per un tentativo di giudicare da un punto di vista occidentale (ma sicuramente il mio è un parere occidentale), vorrei solo … boh dire che forse il tuo senso di disagio, normale quando sei tu da loro… non è tutto univoco, che anche dall’altra parte una qualche tensione interna e contraddizione è avvertita. Grande blog e grande penna, continuerò a seguirti :)

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Io anche ho cercato di non esprimermi troppo, perché la questione è ben più complessa di mille parole battute su una tastiera. Ho conosciuto alcune persone che mi hanno detto proprio quello che scrivi tu: si sono sentite soffocare dall’idea di riprendere il velo. Ma ne ho sentite molte altre che non lo considerano un peso. Il punto è che la decisione dovrebbe essere presa dall’interno e cambiare una società (a prevalenza fortemente maschile) non è certo una passeggiata. Io credo nella libertà e condivido le battaglie per la libertà, che può voler dire anche tenere il velo.
      Tuttavia, ciò che volevo trasmettere era anche legato alla visione che ognuno ha delle altre culture partendo dalla propria. Lo sforzo di cambiare punto di vista e porsi dall’altra parte della barricata non è sempre un’azione così immediata. Per me un velo sarebbe una limitazione, per alcuni sarebbe una forzatura non averlo. La ragione (in alcuni casi) e il giudizio non esistono, in fondo.

      Grazie mille per essere passata e per il tuo commento! :)

  9. Un tema così complesso, reso così leggero! Sei unica :)

  10. dueingiro.blogspot.it il ha detto:

    Ti scopriamo solo ora e stiamo continuando a “spulciare” il tuo blog. Complimenti, per il blog e per l’articolo.
    Sono i punti di vista che fanno la differenza ed è la voglia di conoscenza che rende l’uomo (in questo caso la donna) libera.
    Non possiamo, forse, capire un mondo così diverso dal nostro, ma sicuramente non possiamo giudicare.
    Sono stata a Dubai anni fa e mi è stata spiegata da gente del luogo la libertà che hanno le donne nel portare il velo, sembra un controsenso, ma non lo è.
    Libertà di non essere guardate, di non essere giudicate, di poter fare quello che vogliono.
    E’ difficile purtroppo, per chi non viaggia o non si interessa a questa particolare cultura capire le mille sfumature. Ma io, personalmente, che non ne saprò mai molto, ma qualcosa ho capito, ne sono affascinata veramente tanto.
    a presto, Chiara
    dueingiro.blogspot.it

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Chiara,
      grazie per il bel commento che mi hai lasciato. Sono andata a vedere con piacere il vostro blog!

      Sono perfettamente d’accordo con te e, infatti, ne sono rimasta affascinata. La Giordania è, oltretutto, un Paese stupendo e pieno di magia.
      Grazie ancora, a presto :)

  11. Tu parli di Giordania. Io sono stata tre volte in Marocco per lunghi periodi (che meraviglia!) e durante i primi giorni del primo viaggio ho vissuto le tue stesse sensazioni. Poi, complice i miei colori molto mediterranei, mi sono “confusa” con le donne di Marrakech. A dire la verità sono loro che mi hanno adottata. E lo hanno fatto, in modi diversi ma sempre accoglienti, le donne di Tangeri, di Fez, di Meknes, di Casablanca, di Chefchaouen. Non parlavamo la stessa lingua ma le parole non servivano, spesso bastavano gli sguardi. Sguardi disegnati da un kajal perfetto, hai ragione. Chador, hijab, niqab non importava. Tra me e loro in quei momenti non c’era alcuna differenza. Viaggiare aiuta a capire, a correggere il tiro, a non giudicare senza conoscere, a mettersi in discussione sempre.

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Mi parli di Marocco e mi conquisti subito. Hai compreso perfettamente il senso del mio messaggio. Viaggiare è proprio questo: guardare con altri occhi.

      Grazie mille Monica per questo commento!

  12. Lucia hai un modo di parlare di argomenti delicati che é unico…
    Sono senza parole!

  13. Ciao Lucia,

    ho divorato il tuo post, hai accarezzato con parole splendide un tema molto complicato. Ammiro molto il tuo modo di scrivere, complimenti :-)

    Sara

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Sara,
      grazie mille per questo tuo commento.
      Era proprio la mia intenzione: essere delicata con un argomento molto difficile. Sono felice di esserci riuscita.

      Grazie ancora!

Commenti

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Non Avere Paura, Segui il tuo Cuore, Respira con la Pancia

Disegno continuamente sogni nella mia testa, la mia curiosità mi porta ad un costante movimento, che sfocia nelle più disparate attività. Sorrido molto, mi commuovo facilmente, dico che non parlo tanto, ma a sentire cosa dicono gli altri di me, non è vero. Leggo molto e cose pesanti a volte, ma ho anche I love Shopping nella mia libreria. Sono disordinata a tratti, faccio finta di essere organizzata. Sono ottimista con gli altri e pessimista con me. Ascolto molto. Ringrazio ogni giorno la fortuna di avere persone splendide che mi hanno cresciuta ed altre che mi stanno accanto. Mi alterno tra ragione e sentimento, con una spiccata empatia per la dualità dell'Essere. Mi dedico, con risultati da definire, al flusso del benessere. Ricerco nel viaggio il contatto con il Mondo, e con la mia vita. Mi ci immergo completamente, scoprendo aspetti e dettagli di emozioni da conservare e da ricordare per non smettere di imparare.

Le converse sono le mie compagne di viaggio, delicate e forti, mi hanno accompagnato ovunque. Questo il motivo della loro presenza continua.

Scrivere è una forma sofisticata di silenzio, per me necessaria.