Attimi. In attesa.


La mia colonna sonora

Titolo: Wait

Autore: Alexi Murdoch


“We have to dance it out”

 

I miei Traveldreams finivano con una promessa. Così mi trovo nel posto che amo di più al mondo, con un biglietto in mano.

La vita scorre davanti a me ed io rimango in attesa, ad osservare attimi che passano. Colgo ogni particolare, mi immagino le storie che potrebbero nascere, percepisco sensazioni e umori, stringo in un abbraccio lacrime trattenute e scelte difficili.

Mi soffermo su di lui. Incurante del suo fascino, cammina con le infradito, pantaloni corti e una maglietta di cui riconosco le onde. La pelle dorata, intervallata dalle pieghe più chiare sulle tempie, i capelli già bruciati dal sole, il naso arricciato dal troppo calore: lo stesso marchio di chi in questo ambiente non ci vuole stare. Sulle spalle il suo zaino, le scarpe appese di lato dondolano pericolosamente e gli fanno strada. Le mani grandi, segnate dai muscoli, capaci di coccolare, e l’anello apribottiglie all’anulare sinistro. Sta tornando a casa, ovunque essa sia, e ne è consapevole. Lontano dal caos, da una vita che impone senza lasciare la corda. La sua mente si immagina già con le patatine e la birra in mano. Il mare, la sua cura, scorre lento e poco importa se a volte è così difficile tornare a casa, alla fine la vita ti porta esattamente dove vuoi. Trascina via dolori e si ripresenta con nuove speranze.

Un gruppo di ragazzi distoglie la mia attenzione e mi infastidisce subito. Poi sorrido guardando le loro facce. Ridono in maniera esagerata, parlando e accompagnando ogni affermazione con ampi giri di mano. Un passaporto ancora nuovo le cui pagine profumano di libertà. I capelli arruffati in testa, i nodi che scendono dalle chiome. Un piercing al labbro, un altro sull’orecchio. Hanno la pelle chiara, una in particolare ha una cascata di lentiggini che le si posano sul naso. Hanno bisogno di essere notati e vorrebbero gridare al mondo che stanno partendo. E’ il loro modo di uscire dalla zona di comfort, come direbbe uno psicologo. Stanno iniziando ad imparare, avere esperienza, accumulare ricordi nel cuore. Piegato tra una maglietta e una medicina infilata all’ultimo momento dalla mamma c’è il coraggio di mettersi in discussione. Non gli interessa essere fuori moda, aver rinunciato all’uscita con gli amici per parlare di terzi e disperarsi per un amore e una felicità che non arriverà mai. Il loro brivido l’hanno già trovato e questo, per ora, gli basta.

Dall’altra parte c’è chi sembra essere andato dal parrucchiere per prendere l’aereo. Il trucco senza sbavatura, il laccio per legare la chioma abbinato con il bracciale, la borsa e il cinturino delle scarpe. Con il tacco, oltretutto. Vorrei essere lì quando le diranno che la borsa non può essere imbarcata e lei vorrà fare posto nella valigia del compagno, il quale, a sua volta sembra appena uscito da una doccia di olio di macadamia e parla impegnato a un citofono di ultimissima generazione. Anche loro, penso, hanno trovato il loro angolo di mondo. Forse senza essersi posti domande, senza aver cercato risposte, ridendo ad una vita che arriva senza preoccupazioni degne di nota. O forse sono le mie preoccupazioni ad essere diverse: si immergono a profondità differenti. Il mio modo non è più giusto né più sbagliato del loro, semplicemente diverso. Li vedo andare via, mi affaccio alla loro perfetta apparenza, guardando i miei abbinamenti un po’ più fantasiosi e mi chiedo se siamo ancora capaci di ascoltare.

Il dolce suono di una pagina mi colpisce. Dovrei smetterla di cercare di leggere i titoli dei libri degli sconosciuti accanto a me. Guardo con aria vaga, ma la posizione da contorsionista e gli occhi pieni di curiosità simili a quelli del mio cane quando torno con la spesa, mi tradiscono. Prima o poi ci sarà qualcuno che mi cederà il libro per farmi leggere la trama ed io mi sotterrerò dalla vergogna. Questa volta non è successo e riesco a soddisfare la mia fame di titoli. Isabel Allende. Sorrido pensando alla cura delle persone che ho intorno, a quei regali che custodisco gelosamente nella mia libreria. I polpastrelli si posano delicatamente sulle pagine, inumidendoli con un po’ di saliva. Ogni tanto un ciuffo cade in avanti e cerca di fermarlo con le mollettine troppo lente per i suoi capelli fini. Si rilassa toccandosi con l’indice lo spazio tra il naso e il labbro, si ferma, sorride e lascia che i suoi occhi guardino in alto, poi riprende la lettura. Nel suo sguardo un misto di malinconia e speranza. Il suo mondo finisce tra due cuffiette nelle orecchie, un iPod e un libro. Non ha il minimo interesse di modificare la sua condizione, non è antipatia o chiusura, è consapevolezza. E’ sola ed è tranquilla. Si trova a suo agio in questa situazione e questo spazio, a cavallo tra l’afa della quotidianità e una pausa di pochi giorni.

Proprio ai miei piedi cade uno scricciolo di pochi anni. Non riesco a dare un tempo ai bambini, sono tutti belli, piccoli e indifesi. Sarà che io sorrido con gli occhi, ma loro sembrano attratti irrimediabilmente da me. Faccio ciao con la mano e in cambio ricevo un’armonia di fossette. Cosa pensano i bambini? E’ veramente troppo felice. Sta imparando a sentire il mondo e le sue sensazioni valgono più di mille parole, circostanze e frasi di cortesia. Capisce le persone ben prima di tutti noi qui dentro. La tenerezza è ovunque: gli occhi azzurri, i capelli biondi e le cicce sulle ginocchia, le scarpe morbide, le dite piene di saliva. Quanto devono essere buone le dita delle mani, penso. Mi fermerei le ore a guardare il mondo attraverso i loro movimenti: sono in pace.

La pace. Da qualche parte è anche in noi, bisogna solo andare a riscoprirla. E’ quella sensazione di espandersi nello spazio, di percepire una bolla intorno al corpo che racchiude tutto, accompagnare il respiro profondo fino ai reni, assecondare la mente che vede i pensieri scorrere. Non li blocca, non li accompagna. Li lascia andare. Serve un tempo molto lungo per accorgersi che cambiare punto di vista e attitudine è in realtà questione di un attimo. Arriva un momento, il momento. Per sorridere, lasciar fluire, seguire i propri sogni. Per trovare una strada nonostante l’ambiente, le difficoltà, le condizioni. Uscire dai percorsi tracciati da altri prima di noi, strade consumate che ci affossano, come quando metti i piedi nella neve fresca e sprofondi. La neve diventa una trappola, un muro, e più ti muovi più peggiori la situazione, quindi serve rilassarsi e riniziare.
Questo cucciolo di bambino mi riporta lì, all’origine.

Ciò che si rompe può essere aggiustato, ciò che si ferisce può essere curato. Non importa quanto buio farà, il sole sorgerà ancora.


18 pensieri su “Attimi. In attesa.

  1. Sei tornata.
    Ti ho aspettato tanto.
    Un post lungo e impregnato di tutto quello che hai tenuto dentro questi mesi.
    Ti voglio bene.
    Non ci abbandonare più !

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Tesoro che sei!
      Grazie di cuore. Mi lasci sempre con un grande sorriso e una voglia immensa di abbracciarti!
      Lo sai che io ci metto tempo a scrivere, ma rimane sempre una delle mie più grandi passioni!

  2. Che bello leggere questo post! Forse ho perso un pezzo e devo tornare indietro. Ho letto incuriosito e mi sono ritrovato in qualcosa. Ora ho una curiosità ancora più grande: sei riuscita a leggere il titolo del libro della Allende?
    Un abbraccio Ezio!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Ezio! Che pezzo ti sei perso? Ogni tanto io vago nei pensieri e sono difficile. Alcuni mi hanno detto criptica! :)
      Il libro era la città delle bestie! L’hai letto?
      Grazie per essere passato, che piacere!

  3. Come vivremmo senza un alba, un tramonto o uno spicchio di luna? Come si starebbe al mondo senza il rumore del vento, delle onde o di un grillo che canta? Come faremmo senza la bellezza che, nonostante tutto, ci circonda? Scoprire le cose autentiche è bello, ricercarle lo è ancora di più.

    Questo tuo racconto è così: ha un’anima e non ti stanchi di leggerlo. Grazie e buona strada!

  4. Robert il ha detto:

    C’è il rischio che appaia troppo invasivo o che mi lanci in speculazioni che possono rivelarsi totalmente infondate, ma cominci il tuo articolo dicendo che il tuo posto preferito è il non luogo principe del nostro tempo, ed è una constatazione che mi ha incuriosito. Mi perdonerai quindi se riporto ciò che penso.
    Trascorri buona parte del tuo articolo a guardare gli altri, quasi a cercare qualcosa che non hai e che vorresti avere, sembri quasi urlare che è la semplicità di ognuno dei tuoi personaggi. Un bambino a cui basta veramente poco per essere felice, un piccolo momento d’intimità basato su un libro e sulla musica, una visione semplice che non accetta troppe domande e s’immerge nelle apparenze, un’euforia del nuovo che lascia solo il desiderio di mostrare come ci si sente forti, ma soprattutto, e non credo sia un caso sia il tuo primo esempio, la consapevolezza di aver raggiunto quello stato di semplicità semplicemente non badandoci più.
    Immagino che tu quel momento in cui potrai sorridere lo stai ancora aspettando, ma dubito che arriverà in queste situazioni in cui non vivi. Tutti coloro che hai descritto hanno in comune la stessa cosa che tu professi nel finale; il non pensarci. Non so se sia veramente così, ma credo che dovresti cominciare ad ascoltare i tuoi stessi consigli senza badare troppo a quale tracciato percorri, giusto o sbagliato che sia, perché tutti questi discorsi è meglio farli alla fine, quando guardandosi indietro si riconosce il proprio passato nel futuro degli altri.
    PS La foto mi piace molto!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Robert,
      grazie per il tuo commento. Mi piace il modo in cui hai letto il mio articolo e non sei stato invasivo. Ognuno legge nelle parole di un “racconto” qualcosa di diverso e mi incuriosisce vedere le reazioni. Questo è solo un piccolo estratto e mi sorprende che tu abbia letto che cercavo qualcosa che non ho e che vorrei avere. Non è così ma, come ti ho detto, mi appassiona leggere questo tipo di commenti. Ci tengo solo a dire che io non scrivo con l’intenzione di dare consigli a nessuno e sono una persona che si ascolta molto. Non mi sento molto affine alla descrizione della mia “condizione” di vita ma tuttavia, terrò a mente quello che mi hai detto nel caso dovessi vacillare. Grazie per essere passato!

      ps. la foto non è mia (a parte le converse) ma di una persona molto brava, speciale e capace che mi ha aiutato nei banner.

  5. i tuoi occhi, durante la mia lettura di questa pagina, sono stati i miei occhi. le tue sensazioni, lo stesso. E trovo perfetto questo modo di cercare l’origine. grazie.

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Simone, ho cercato di scrivere proprio attraverso gli occhi. E non sai il piacere di leggere queste tue parole!
      Grazie a te.

  6. Io ero con te in aeroporto. Leggendoti ho davvero visto tutto, ho sentito le voci, ho osservato i tacchi, ho sbirciato il libro della Allende (amore tu <3 ).
    Quanto mi sei mancata Lucy, io nelle tue parole trovo sempre rifugio.
    Non smettere.

    Ti voglio bene!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      E tu, quanto sei dolce?
      Sono felice che tu ci abbia letto qualcosa. Grazie Tesoro! Come ho detto alla nostra Manu, non smetto.
      Grazie a voi, bellezze!

  7. Ciao Lucia,
    Era tantissimo che non capitavo da queste parti e ritrovare il tuo blog con questo post é bellissimo.
    Mi sembra di essere li in aeroporto a guardare tutto dall’alto, senza che gli altri possano vedere…

    Il tuo modo di caratterizzare le persone é bellissimo, complimenti.

    Danila.

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Danila,

      grazie mille per le tue parole! Non so mai come rispondere ai complimenti.. grazie mille! :*

      A presto,

      Lucia

  8. Non passavo da tanto purtroppo…e ritornare qui e trovare questo post è stato una bomba!
    Mi sembrava di essere seduta accanto a te, mi sono immaginata tutte le scene.. ma quanto sei brava?
    Un abbraccio!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Elisa!

      Grazie mille! Scrivo senza accorgermene, lascio andare i pensieri!

      Grazie ancora.

  9. Io sono arrabbiata per averti scoperta solo ora.
    Leggo al ritmo della tua scrittura e del tuo respiro. Sintonia di ragionamenti e riflessioni.

    Grazie e continuo a leggere!

    • RespirareConLaPancia il ha detto:

      Ciao Erica,
      mi hai lasciato tanti messaggi e ti ringrazio di cuore. Mi hai veramente strappato un grande sorriso. Sono andata a leggerti, ho visto che sei stata in Australia per quasi 8 mesi e ti ha cambiata. Fa questo effetto. Grazie ancora, ti abbraccio.

Commenti

Giuro che non darò mai la tua email a nessuno! I campi obbligatori hanno un *

*

Continua con le prossime Converse...


Non Avere Paura, Segui il tuo Cuore, Respira con la Pancia

Disegno continuamente sogni nella mia testa, la mia curiosità mi porta ad un costante movimento, che sfocia nelle più disparate attività. Sorrido molto, mi commuovo facilmente, dico che non parlo tanto, ma a sentire cosa dicono gli altri di me, non è vero. Leggo molto e cose pesanti a volte, ma ho anche I love Shopping nella mia libreria. Sono disordinata a tratti, faccio finta di essere organizzata. Sono ottimista con gli altri e pessimista con me. Ascolto molto. Ringrazio ogni giorno la fortuna di avere persone splendide che mi hanno cresciuta ed altre che mi stanno accanto. Mi alterno tra ragione e sentimento, con una spiccata empatia per la dualità dell'Essere. Mi dedico, con risultati da definire, al flusso del benessere. Ricerco nel viaggio il contatto con il Mondo, e con la mia vita. Mi ci immergo completamente, scoprendo aspetti e dettagli di emozioni da conservare e da ricordare per non smettere di imparare.

Le converse sono le mie compagne di viaggio, delicate e forti, mi hanno accompagnato ovunque. Questo il motivo della loro presenza continua.

Scrivere è una forma sofisticata di silenzio, per me necessaria.